Territorio

Siamo nell’alta Valle del fiume Fino nell’antico territorio della Vestinia alle pendici del Gran Sasso.

Montonico e Bisenti

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Dal 2015 il Montonico ha conquistato il presidio Slow Food Uva Montonico

Sono in pochi a conoscere il montonico, ma la sua storia è antica e importante.

Una fonte risalente al 1615 del Catasto Onciario testimonia che già in quel periodo, nel territorio teramano di Bisenti, esistesse un vitigno con questo nome.

Durante i secoli è stato più volte citato come vitigno molto produttivo e buono da mangiare. La sua fama è sempre stata legata non tanto alla vinificazione, quanto alla produzione di uva da tavola.

Fino agli anni Sessanta il montonico era ampiamente diffuso in Abruzzo, ma da quella data in poi la sua area di coltivazione è andata sempre più restringendosi e oggi rimane presente prevalentemente nella zona di Bisenti e Cermignano dove anche in passato ha avuto la maggiore estensione di coltivazione.

Si è adattato bene nei secoli all’areale a ridosso del Gran Sasso, cresce ad un’altitudine che può superare anche i 500 metri sul livello del mare. È infatti un vitigno molto vigoroso, che grazie alle sue innate doti di adattamento ha trovato in queste zone la sua giusta identità.

Le avversità pedoclimatiche (clima freddo invernale e terreni duri, ciottolosi, calcarei) gli hanno donato le tipiche caratteristiche organolettiche. Ha un grappolo grande, allungato, dalla forma quasi cilindrica e gli acini sono grossi e rotondi con buccia spessa e consistente di colore giallo verdognolo. Tollera bene gli attacchi di botrite ed ha polpa abbondante: il mosto che se ne ottiene è di colore giallo paglierino scarico tendente al verdognolo, fresco e floreale al naso.

La piena maturazione avviene alla fine di ottobre e il pregio di questa uva è quello di resistere bene all’appassimento Tradizionalmente si mangiava fresca o passita e si trasformava in vino e aceto – ha rappresentato per secoli un’importante fonte di sostentamento e reddito per la popolazione di questa zona povera e montana alle pendici del Gran Sasso.

Oggi questa produzione rimane residuale, ma la riscoperta è vicina e l’azienda della famiglia Valente si sta adoperando in tal senso!